Dogma (e del Manifesto di UmaniVerso)
La fine della nostra specie sarà avvenuta a causa di un dogma.
Questo ciò che un sedicente “alieno” raccontò ai responsabili del progetto Blue Book, operazione di intelligence statunitense che tra gli anni 50 e i 70 si occupò di indagare su avvistamenti, sequestri di persona (abductions), fatti e avvenimenti che avessero in qualche modo a che fare con presunti esseri o oggetti extraterrestri, UFO e qualsiasi altro fenomeno in qualche modo a essi riconducibile.
Il video che propongo all’inizio di questo mio post riguarda un interrogatorio, che ebbe luogo alla fine degli anni 50 presso una località segreta, presumibilmente la famigerata Area 51. Un cosiddetto alieno viene apparentemente drogato e torturato al fine di estorcergli informazioni. Finché a un certo punto l’ET in questione dichiara di non essere affatto un ET, bensì il risultato dell’evoluzione della specie Homo Sapiens a milioni di anni nel futuro dalla nostra epoca storica. Perciò un essere umano. Uno di noi. Sebbene profondamente cambiato nel corso dei millenni, sia fisicamente che intellettualmente. Che anziché viaggiare verso di noi da un’altro pianeta o da un’altra dimensione, ha viaggiato indietro nel tempo. Per studiare i suoi antenati. Perché, a detta sua, viaggiare nello spazio o nel tempo o da una dimensione a un’altra, ai tempi suoi, è più o meno la stessa cosa.
Vero o falso che sia, questo video si fa portatore di un concetto potentissimo. E ci annuncia la vera, unica, grande minaccia che con ogni probabilità sarà veramente alla base della nostra estinzione. O quasi, perché secondo “l’alieno” protagonista del video ci saranno dei sopravvissuti e da lì inizierà (o ricomincerà) l’evoluzione della specie Sapiens.
Il dogma dunque. La definizione recita
dogma
/ˈdɒɡmə/
“un principio o un insieme di principi stabiliti da un’autorità come incontrovertibilmente vero” (src. Oxford US Dictionary).
Dogma è quando una religione come ad esempio quella cattolica stabilisce che Maria, più comunemente nota come la Madonna, dia i natali a Gesù Cristo rimanendo però vergine. Ovvero come se non lo avesse mai concepito o partorito. Ciò fu stabilito durante il Secondo Concilio di Costantinopoli nel 553 e più recentemente ribadito in un’Enciclica di Papa Pio IX nel 1854.
Dogma è quando una scienza come la geometria euclidea stabilisce che due rette parallele non possono mai incontrarsi se non in un punto posto in un non meglio identificato “infinito”. In quel caso il dogma viene chiamato “postulato” o “assioma”.
Ma di certo non sono i dogmi religiosi o matematici quelli cui il nostro alieno umano(ide) fa riferimento in quel video inquietante.
Dogma è anche – in virtù della sua stessa definizione – il corso stesso della nostra vita come esseri umani nella nostra società. Ed è anche la stessa nostra società umana a essere permeata e regolata da dogmi. Vi spiego come, è molto semplice.
Noi nasciamo prevalentemente in una famiglia (altra espressione fortemente dogmatica della società), dove una madre e un padre ci concepiscono e ci allevano finché non siamo in grado di badare sufficientemente a noi stessi.
Poi sopraggiunge lo Stato o comunque la società dei cittadini, qualsiasi essa sia, con la scuola e ogni altro tipo di formazione, da quella culturale a quella sportiva a quella artistica e così via. Il periodo della scuola dell’obbligo è propedeutico a ciò che seguirà, ovvero all’inserimento di noi ex bambini e adolescenti come adulti all’interno del meccanismo produttivo della società umana: il lavoro, che ci consentirà di guadagnare il denaro che useremo per garantirci la sopravvivenza, per migliorare la nostra posizione sociale, per arricchirci, per toglierci più di uno sfizio o semplicemente per accumularlo, come fanno in tanti, soltanto perché ci piace veder allungarsi la serie di zeri sui nostri conti correnti bancari.
Nel frattempo siamo chiamati a ogni tipo di obbligo o comunque consuetudine.
Innanzitutto consumare, sia per la soddisfazione dei bisogni primari, come la nutrizione, che per qualsiasi altro tipo di necessità, reale o indotta.
Trovarci una casa dove andare a dormire e dove passare il tempo in cui non siamo impegnati nelle attività produttive.
Avere una vita sociale in cui frequentiamo parenti, amici e in cui magari conosciamo una ragazza o un ragazzo con cui intraprendere una relazione che può finire dopo un po’ oppure portare a una stabilità sufficiente da determinare il matrimonio o quantomeno la convivenza, e poi forse figli, e il ciclo continua.
Finché poi arriviamo a un’età in cui i nostri servizi non sono più ritenuti necessari.
Quindi andiamo in pensione, ovvero veniamo retribuiti dallo Stato o da qualche assicurazione privata che nel corso degli anni avremo pagato, e se tutto va bene raggiungeremo senza troppi problemi il momento in cui passeremo “a miglior vita” (sentite già come suona questa espressione… a miglior vita, come se si sapesse che la vita dopo la morte, qualora ve ne sia veramente una, è migliore di quella su questa Terra, non importa quanto meravigliosa essa sia potuta essere stata).
Voi comincerete a chiedervi dunque: quale il punto di questo snocciolarsi di ovvietà?
La risposta è semplice. L’intero meccanismo nel quale “cadiamo” una volta aperti gli occhi al di fuori della placenta materna (e in qualche modo sin da poco dopo il concepimento, come varie teorie psicoanalitiche regressive hanno dimostrato dai tempi di Freud in qua) è di per sé un dogma.
All’interno del quale sono incatonati in un ordine molto rigido pur nella sua flessibilità innumerevoli altri dogmi.
La famiglia, il padre, la madre, l’educazione, la scuola, il lavoro.
Tutto. Tutti dogmi. Meccanismi in cui semplicemente ci ritroviamo, che non abbiamo scelto o che magari abbiamo scelto ma tra una serie di opzioni predefinite, seppur estremamente variegata.
Tutti dogmi. Anche e soprattutto l’economia, in buona sostanza.
E qui veniamo veramente al sodo.
Mi piacciono le definizioni. Soprattutto le etimologie, come in questo caso:
economia
/e·co·no·mì·a/
“dal greco οἶκος (oikos), “casa” inteso anche come “beni di famiglia”, e νόμος (nomos), “norma” o “legge” – si intende sia l’organizzazione dell’utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) quando attuata al fine di soddisfare al meglio bisogni individuali o collettivi, sia un sistema di interazioni che garantisce un tale tipo di organizzazione, sistema detto anche sistema economico” (src. Wikipedia).
Sorprendente vero? Non si fa alcuna menzione del denaro, né tantomeno della finanza o del PIL o di altri concetti che nella concezione diffusa di economia sembrano esserne elementi portanti o corollari indispensabili.
Se andate a vedere appunto le varie definizioni di economia in giro sulla rete, troverete che la stragrande maggioranza di esse, allo stato attuale, fa riferimento a un elemento. Uno solo. Che ritroviamo ovunque, in qualsiasi meandro della nostra organizzazione sociale, anche lì dove non esiste, proprio perché è la sua assenza a definire quelle attività.
Parliamo del denaro. I soldi.
Il simbolo più rappresentativo della società umana da quando essa fu codificata in tempi antichissimi e ne fu soprattutto codificato il funzionamento.
Denaro. Il dogma supremo.
Tutti sappiamo bene o male cosa sia il denaro. Cosa siano i soldi. Da dove vengano.
Qualcuno se li ritrova sui conti correnti perché già ricco di famiglia o perché ha vinto alla lotteria o perché li eredita da qualche ricco parente o filantropo.
Ma la stragrande maggioranza degli individui appartenenti alla società umana il denaro se lo guadagna con il lavoro.
Ovvero convertendo una quantità molto spesso abnorme del proprio tempo quotidiano in prestazione d’opera a pagamento. Quindi, più direttamente, convertendo la propria vita in denaro.
Denaro che serve sostanzialmente a garantirsi i beni di prima necessità, a riempirsi di oggetti e servizi perlopiù inutili e a togliersi qualche sfizio come viaggiare, un’automobile nuova, la seconda, la terza, la quarta casa, e via così.
Per non parlare di altri sfizi ben più costosi e spesso decisamente diciamo così “perversi”.
In buona sostanza noi nasciamo per passare un considerevole periodo della nostra vita a prepararci per dover convertire il resto della nostra vita in denaro, di cui alla fine potremo godere soltanto di una piccolissima quantità, in quanto il grosso del valore di questa conversione andrà a ingrossare i conti correnti dello Stato e, se lavoratori dipendenti, dei privati per cui appunto lavoriamo, quelli che il Socialismo chiamava “padroni” tanto tempo fa, persone fisiche o aziende che siano.
Tutto il denaro del mondo, inoltre, viene, diciamo così, custodito dalle banche.
Tutti sappiamo cosa siano le banche, non devo certo spiegarvelo io.
Così come sappiamo che, insieme alle borse e ai cosiddetti “mercati”, le banche costituiscono su scala mondiale la cosiddetta “finanza”, che sostanzialmente è una specie di livello di astrazione ulteriore dell’economia.
Quindi il dogma di un dogma. Il dogma al quadrato.
Per non parlare poi delle cosiddette “attività illegali o criminali”, una serie infinita di strati sovrapposti e intersecantesi l’uno con l’altro a infiniti livelli, all’interno e all’esterno dei quali fioriscono altre economie, altre finanze, altri Stati (ombra), entità queste che interagiscono peraltro anche con le istituzioni ufficiali, che sono coinvolte sempre di più in queste zone a infinite sfumature di grigio, fino al punto in cui non c’è quasi più differenza tra le une e le altre.
Purché scorra denaro. A fiumi. E sempre di più. A discapito dei sempre più numerosi (e sempre più poveri) e a vantaggio dei sempre più pochi (e sempre più ricchi).
“Follow the money”, diceva il giudice Falcone. E troverai la risposta a qualsiasi domanda, anche quelle che sembrano non averla, una risposta.
Una risposta ben precisa anche al perché ci ritroviamo nel bel mezzo di una pandemia virale, la più grave dalla Spagnola del 1918.
Non si sa come né perché siamo finiti in questo incubo.
L’unica cosa di cui si può esser certi è che c’è sicuramente di mezzo il denaro.
L’economia (e le altre economie). La finanza (e le altre finanze). Sia prima, che durante, che dopo.
In buona sostanza, per semplice sillogismo, possiamo affermare tranquillamente quanto segue:
la nostra intera esistenza è regolata da “un principio o un insieme di principi stabiliti da un’autorità come incontrovertibilmente vero”.
Lo so, state sentendo come un senso di nausea, sordo, lontano ma in avvicinamento.
Moltissimi di voi decideranno di ignorarlo, di fermarsi qui.
Ad alcuni di voi invece viene già da vomitare, e non capite perché. Ve lo dico io.
Siete fottuti. E cominciate a capirlo, a rendervene conto. E non solo a chiacchiere.
Lo vedete nella realtà di tutti i giorni, nel vostro quotidiano e in quello degli altri.
Lo state sentendo fin nel midollo delle vostre ossa, fin nel più profondo di voi stessi.
C’è qualcosa di sbagliato, di tragicamente sbagliato.
Qualcosa che va avanti da sempre e che è sempre stato sbagliato, ma che avete, che abbiamo, che hanno accettato tutti prima di noi, di voi, di loro, molto prima.
Prima ancora di ogni prima.
La nostra intera esistenza è regolata da “un principio o un insieme di principi stabiliti da un’autorità come incontrovertibilmente vero”.
Ho voluto riscriverlo.
È questo ciò a cui il nostro sedicente ET, anzi, Sapiens 2.0 o 3.0 o 10.0 si riferisce.
Il sistema. Il mostro finale. Il dogma assoluto.
Proprio il sistema, ladies and gentlemen, causerà la quasi estinzione del genere umano e di tuta la vita sulla terra.
Perché gli esseri umani sono dominati dalla dipendenza dal denaro, ipnotizzati da pochi altri umani, con la complicità di molti altri dietro nemmeno troppo lauti compensi (sempre in denaro ovviamente), che ne sfruttano le vite per convertirle in denaro e accumularne in quantità sempre più abnormi.
Al fine di garantirsi il potere di perpetrare tale aberrante attività generazione dopo generazione.
Il potere di decidere della vita e della morte di masse enormi di persone.
Il potere di ottenere qualsiasi cosa desiderino, per goderne a piacimento o semplicemente per il piacere di distruggerla.
Non ci stupisca dunque se il nostro amico frutto di centinaia di millenni di evoluzione viene a raccontarci che a un certo punto la corda, dai e dai, tira tira, si sarà irrimediabilmente rotta.
Potremo credergli o meno, continuare a torturarlo finché non crederemo di aver udito la verità, o almeno la verità che vogliamo sentirgli dire.
Ciò non cambierà il nostro destino. L’unico modo in cui il nostro destino potrà cambiare, l’unica possibilità che il nostro amico ET avrà di trovar pace, magari di restare nel limbo della non esistenza, visto che noi Sapiens ci saremo salvati, è cambiare noi stessi.
Svegliarci dall’ipnosi collettiva.
Prendere coscienza della vita che conduciamo e divenire comunità nel senso più autentico della parola.
comunità
/co·mu·ni·tà/
sostantivo femminile
1. Insieme di persone unite tra di loro da rapporti sociali, linguistici e morali, vincoli organizzativi, interessi e consuetudini comuni: la c. nazionale, cittadina; agire nell’interesse della c.; c. umana, la società degli uomini, il consorzio umano; c. di affetti, la famiglia.
Una comunità non ha bisogno di denaro per poter adempiere ai propri scopi esistenziali.
I valori che la sottendono sono solidarietà e amore.
Solidarietà, principio alla base di una convivenza incentrata sulla condivisione equa delle risorse.
Amore, motivo e motore di ciascun atto dell’essere umano nel suo manifestare la propria esistenza.
Dall’amore verso se stesso a verso le proprie attività (mosse appunto da ciò che chiamiamo passione, che non è che una rappresentazione dell’amore) a quello verso il prossimo e la comunità cui appartiene.
Dall’amore verso l’ambiente in cui vive e le altre specie che lo coabitano all’amore per la vita in ogni sua declinazione, all’amore per l’universo intero, di cui siamo parte infinitesima e di cui allo stesso tempo siamo intrisi in ogni infinitesima aggregazione energetica che ci costituisce e che costituisce la realtà che percepiamo.
Costruiamo dunque la comunità degli esseri umani, così come è nella sua vera natura.
Non lasciamoci più ingannare dai falsi profeti che recitano le loro stanche litanie sulla natura corrotta dell’essere umano e sulla necessità dell’esistenza di differenze basate sul discrimine dogmatico.
Così come accade in natura, cominciamo ad aggregarci in piccole molecole di comunità, acquisendo e condividendo consapevolezza.
E poi cerchiamoci su tutto il pianeta, troviamoci e aggreghiamo le piccole molecole di comunità le une alle altre, facendo sì che in piena similitudine con i processi naturali da coacervati ci trasformiamo in organismi via via sempre più complessi, funzionali, efficienti.
Finché non raggiungeremo una massa critica tale da mettere in minoranza i signori del denaro, i padroni, i potenti, il sistema e/o i sistemi, gli stati, le nazioni, le religioni, le fazioni di ogni tipo e natura.
E arrivati a quel punto non potranno che accettare il nostro abbraccio e diventare anch’essi parte della vera comunità degli esseri umani.
Una comunità che include e non esclude, che ama e non odia, che garantisce la sopravvivenza a tutti in egual misura e garantisce a tutti la piena libertà di sviluppare i propri talenti e le proprie inclinazioni, nel rispetto del prossimo e per il comune sviluppo verso un futuro in cui la parola d’ordine non sarà più profitto, ma evoluzione.
Una comunità degli esseri umani intrisi di universo e a esso rivolti in un viaggio transgenerazionale verso la conoscenza. Non più umanità e basta dunque. Nasce Umaniverso.